Giorno 22 – Che verso fa il mulo cinese?

…Muraglia!

Costante di questi ultimi giorni, apriamo gli occhi prestissimo: sono le 6 e mezza! Ma il nostro amico autista ci aspetta alle 8 in punto: facciamo colazione in fretta e lo raggiungiamo in macchina, mentre il suo “Hello?” Ci augura il buongiorno. Il cielo sopra Pechino è bianco e nebbioso, speriamo che da qui alla grande muraglia la situazione migliori. Il nostro amico si mostra esterrefatto al vederci senza neanche un ombrello, e comincia a fare un sacco di gesti per indicarci di andarlo a chiedere alla reception, e che diamine! Ci abbiamo provato, ma le ragazze della reception non sono collaborative; confidando nel nostro proverbiale culo ci avviamo senza ombrello ne giacca a vento (fa caldissimo!) verso Mutyanu, sezione della grande muraglia a 90 km dalla città.

Pechino, la mattina presto, piena di nebbia che scende giù da…dovunque. È uno spettacolo che sa di post-apocalittico misto a un film anni 60. Mentre ci dirigiamo verso l’autostrada fuori dalla macchina sfilano grattacieli, palazzi di vetro, insegne luminose, templi Buddisti e parchi come oasi in mezzo al cemento. L’autostrada ricorda un po’ la ferrovia, circondata com’è da foreste e montagne; per arrivare a Mutyanu costeggiamo canali e boschi, per poi inerpicarci su una stradina che sale fino all’ingresso della grande muraglia.
La via è lastricata di bancarelle che vendono più o meno tutte gli stessi souvenir, anche se sono settoriali, una bancarella ha tutte magliette, una tutte oggettini, una tutti cappelli, una tutte raffigurazioni della grande muraglia, una tutti i busti di Mao e si ricomincia.
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Si sale solo con la funivia: cioè, si sale anche a piedi, ma stiamo parlando di 800 metri di dislivello completamente in verticale, e a noi in fondo la funivia piace; fra l’altro scopriamo che è stata presa anche da Clinton e signora e da un primo ministro inglese (non ricordiamo chi).
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In cima, lo spettacolo è bellissimo, nonostante Gianni smadonni per le foto che non verranno mai bene con così poca luce: la grande muraglia si snoda sospesa nella nebbia, intervallata da una torre di guardia ogni 2/3 km, salite e discese percorse da turisti di ogni razza ed età.
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Magari è vero che questo tratto è il meno turistico: gente cen’è, ma non così tanta da rovinare lo spettacolo. Ogni tanto, la sezione di muro (ma si può usare questa parola per una roba così grande?) presenta scale, scalini e gradini, che continuiamo a chiederci, ma i cavalli come facevano a passare di qui? E i mongoli, da dove venivano? Certo fa ridere, che questa sia l’unica opera di difesa militare ammirata da entrambe le parti belligeranti: i cinesi, perché nessuno mai è riuscito a superarla, i mongoli, perché solo un popolo possente come il loro poteva costringere i cinesi a costruire una roba così grossa per tenerli fuori. È comunque impressionante, siamo su una montagna, a qualcosa come 1500 metri, e stiamo praticamente percorrendo le cime di una catena montuosa su una strada costruita da … un gruppo di esseri umani che costruivano, e costruiscono, cose infinitamente più grandi di loro per sentirsi meno piccoli.
Percorriamo tutti e dieci i chilometri, con un po’ di ansia al pensiero del ritorno, visto che fino ad ora è stata quasi tutta discesa; finché in lontananza non scorgiamo l’altra seggiovia che porta giù, e a fianco uno…scivolo, che volendo sempre giù porta, a patto che uno si infili in una macchinetta stile autoscontro. Gaia non si vergogna ad ammettere che non gliela può fa, seggiovia tutta la vita, e così Gianni rinuncia al suo sogno di scendere dalla Grande Muraglia in toboga, documentando tutto con un timelapse dei suoi!
In basso come detto, prima di tornare alla macchina, bisogna per forza passare in mezzo a una lunghissima fila di bancarelle che vendono qualunque cosa, dalle scacchiere (eh no eh! Basta!) alle magliette americanizzate, ai ravioli al vapore, e un milione di altre cose inutili di questo genere. Si, ci lasciamo incastrare da una tipa che vende magliette, la quale, pur di non darci il resto di 30 yuan (tipo 4 euro) ci ammolla una maglietta in più. Se lo dici te…
Inoltre ci facciamo fregare 200 Yuan da due tizi in costume stile “centurioni al colosseo” per queste due foto… si.. non abbiamo resistito!
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Recuperiamo il nostro autista, che preoccupatissimo ci fa segno di voler sapere se vogliamo mangiare. Il nostro quarto pasto cinese lo consumiamo in un posto evidentemente meta di turisti stranieri portati li dai loro autisti, che in ogni caso merita anche solo per l’immenso giardino interno.
E qui capiamo che non avevamo capito una bene amata mazza, quando abbiamo prenotato questa specie di gita fuori porta; il nostro amico ricomincia a guidare, ma invece di dirigere la prua a Pechino si infratta per montagne e paesini. Gaia dorme, Gianni scatta.
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“Bah, saprà lui…” pensiamo, e dopo una mezz’ora ci ritroviamo in cima a una di queste montagne, al cospetto della tomba dell’imperatrice Xu e consorte. Ok, “tomba” non rende l’idea, è un posto immenso, quasi quanto la città proibita, circondato da giardini e composto di tre sale separate, in ognuna delle quali è stata allestita una specie di interessantissima guida alla storia della dinastia Ming.
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È che noi siamo abituati a pensare alla Cina così come la vediamo via cellulare o sushi bar (c’è chi non capisce più la differenza, si); ci vuole costanza per ricordarci che parliamo di una civiltà più millenaria della nostra. Ecco, forse è solo qui che un romano capisce, o intuisce vagamente, che esiste qualcuno la cui storia è più vecchia, e più ricca, della sua.
Questa millenarietà probabilmente giustifica un popolo che ha fatto di tutto per togliersi l’Imperatore dalle scatole a favore del PCC ma che poi lancia soldi davanti alla sua statua, o il fatto che durante l’alzabandiera e l’ammainabandiera in piazza Tien’anmen i soldati compiano dall’inizio alla fine della cerimonia esattamente 108 passi, tanti quanti erano i colpi di campana e di tamburo che risuonavano nella Città proibita all’alba e al tramonto (ma solo quando l’imperatore non c’era… hai visto mai si fosse svegliato!); un popolo insomma che ha combattuto per liberarsi di un passato nel quale ritorna sistematicamente mantenendo alcuni simboli e alcune tradizioni.
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Torniamo in albergo stanchi, un po’ provati ma felici. Usciamo e prendiamo la metro, dove prima di salire sul treno (proprio come in piazza Tien’anmen) ci controllano il bagaglio con lo scanner. Piccola parentesi… a Beijing una corsa in metro costa 2Yuan (tipo 28 centesimi) e ha le seguenti limitazioni:
– si può usare per entrare nella metro solo dalla stazione in cui è stato comprato
– si può usare solo il giorno in cui è stato acquistato.
Da invece diritto ai seguenti servizi:
l’utilizzo di una metro divisa in 15 linee, ci sembra senza limiti di tempo (non siamo sicuri ma non l’abbiamo visto scritto da nessuna parte). Treni che passano ogni 4 minuti massimo, diffusione capillare nella città di stazioni della metro, indicazione luminosa e vocale della fermata, della direzione e delle interconnessioni ad ogni fermata. In più dove le fermate non sono così
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(cioè con la doppia porta di sicurezza e che indica ai passeggeri dove si fermerà l’ingresso al treno), la banchina ha delle strisce abbastanza eloquenti che invitano a mettersi in fila per poter prima far scendere e poi entrare nel treno. Un assistente presente per ogni binario guida la fermata del treno nel posto giusto in modo che le porte si posizionino all’altezza preselezionata. Inoltre, riflettevamo, che è abbastanza complicato suicidarsi sotto la metro, tra le porte di sicurezza e la guardia che controlla ogni binario (certo è sempre fattibile… però…). Il tutto ripetiamo alla modica cifra di 2 Yuan. Noi per un euro e mezzo?… vabè…
Stasera la dedichiamo ad un posto molto più popolare, niente di antico o storico, a meno che non vogliamo parlare di storia molto recente. Ecco a voi Ghost Street!
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Narra la nostra amica Lonely Planet che questa fosse una via piena di botteghe artigiane, che nel tempo hanno chiuso i battenti e ceduto il posto ai ristoranti. Tutta la via è tappezzata di lanterne rosse (o più raramente di altri colori), così da meritarsi il soprannome di via dei fantasmi per l’effetto che fa di notte.
 È pieno di gente (per cambiare!) ma effettivamente non c’è un volto occidentale per chilometri. E il viso più bello è certamente quello di un vecchietto che vende palloncini per strada:
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Ci fermiamo in uno dei tanti ristoranti che affollano la via; in contro tendenza, Gaia riesce a far fuori due piatti piccantissimi, di cui uno a base di vongole (no, tornati a Roma per un mesetto i ristoranti cinesi non li vogliamo vedere manco da lontano). Quelli accanto mangiano e sono ancora vivi, quindi perché no?
È presto, prestissimo, quindi riprendiamo la metro per dirigerci nella via pedonale “vicino” a piazza Tian’anmen che tanto ci ha conquistato l’altro ieri sera.
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Ed ecco che dal nulla una ragazza bionda si sbraccia al grido di “my italian friends!” È la nostra amica australiana del treno! Quella con i piedi di fuori, la birra e i pistacchi! Foto di rito, scambio di contatti Facebook e tanta gioia per questi incontri che non penseresti mai possibili in una città di non so quanti milioni di abitanti. Ci da il senso del viaggio: quello dove ti incontri.
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Ci da pure il senso delle mezze stagioni: dopo mezz’ora di pioggerelli a fastidiosa casca giù un diluvio che la metà basta! Ovviamente noi non abbiamo l’ombrello come stamattina, quindi in 10 minuti siamo completamente fradici. Ma c’è uno Starbucks all’orizzonte!
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Ci rifugiamo in cioccolata calda e frappuccino, pazienza, la birra sarà per domani. Magari ora spiove…mo’ apre…manco per la fava…quindi compriamo un ombrello da un’astuta cinese (per strada è rimasta solo lei, e comunque ce lo vende per 10 Yuan, ovvero 1 euro e spicci) e impavidi torniamo all’albergo sotto la pioggia che pian piano diminuisce. È poi il sonno del giusto: non è viaggio se non c’è diluvio almeno una volta… ed effettivamente stiamo già a due! Hasta Luego! GG!
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2 thoughts on “Giorno 22 – Che verso fa il mulo cinese?

  1. Ciao,
    questo blog è bellissimo e molto utile! Io e Riccardo vorremmo intraprendere lo stesso viaggio e vorremmo confrontarci con voi. Possiamo contattarvi via email?
    Speriamo in una vostra risposta!
    G&R

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